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La Periferia con le sue storie, le idee, i pensieri e le immagini di un luogo dove non succede mai niente.

...inoltre: cinema, fotografia, cultura e altre cose che mi passano per la mente.
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domenica 7 aprile 2013

Periferia XXXIV - Onda Anomala













Mi sono svegliato incazzato.
Con lei, con un amico superficiale, con il letto scomodo, con il cane che abbaia, con il luogo dove vivo, con la gente che frequento, con il maltempo che persiste, e con me stesso e le mie contraddizioni.
Facebook e Twitter oggi sono una giungla d'informazioni tanto inutili quanto annoiate, come ogni domenica del resto. Su Youtube non trovo niente. Guardare un film in streaming mi fa fatica. Le ultime puntate di Californication non me le carica. Fumetti sto a zero. I libri ce li ho ma rimangono rigorosamente chiusi. Skype è deserto, sono tutti in botta domenicale. 

Ascolto un po' di musica. Metto su Sprawl II a loop.
















Ho pensato troppo negli ultimi mesi.
Sono stanco e paradossalmente ho voglia di lavorare.
Lavorare di più e veder passare il tempo veloce.
Ho passato la tarda mattinata di domenica a farlo.
Sarà che mi sono svegliato male.
Ho sognato che correvo con un coltello in mano.
E anche altre robe terribili. Ma in realtà finiva bene.
Leggo che hanno chiuso la LucasArts. Dispiace.
Grim Fandango era un grande noir. Un grande videogame.
Insomma potrei uscire. Ma per andare dove?
Che poi la bici ha le ruote sgonfie. Il motorino è senza benzina.
La macchina NO a priori. A piedi non vado molto lontano.
Una volta uscivo a fare le foto. Poi si è rotta la reflex.
Tecnologia digitale "made in China" di merda.
Per compensare mi sono iscritto a Instagram.
Tipo 5 anni in ritardo, l'ultimo arrivato in un circo già in declino.
C'è un sacco di foto di fiori, polline digitale per tutti.
C'è pure una ragazza con la maglietta del Che Guevara.
Vintage lei. Quasi più di me.
Non mancano le classiche foto a tema cibo.
Che poi questi instagramers sono sempre tutti magri.
Negli ultimi mesi ho perso appetito.
Le delusioni sentimentali si valutano in chili persi.
Io mi sono fermato a tre e mezzo. 
Ieri mi hanno raccontato una roba assurda.
Gente che si fa congelare una volta morta.
Tipo Stallone in Demolition Man. O Fry in Futurama.
Sperano di tornare in vita in futuro.
O più semplicemente. Sperano di tornare a rompere i coglioni.
Anche Akira era congelato.
Poi una volta risvegliato ha tirato una bomba nucleare.
Tetsuo è sempre stato il mio personaggio preferito.
Con tutta quella rabbia repressa.
Con tutto quel potere improvviso.
Poi va fuori di matto. Pasticche su pasticche.
Un grande manga, un grande film.
Nel frattempo è andato via il sole. Nuvole sopra di noi.
A questo punto posso ripiegare giusto su un giro di DO.
Inizio anni 2000 suonavo la chitarra. Me la cavavo.
Poi ho smesso, e me ne sono sempre pentito.
Le Converse invece le ho sempre. Ma sono scomode.
Sono passate di nuovo di moda. 
Tipo l'amore di E' quasi magia Johnny e il disagio alla Rocky Joe.
Tipo Marty McFly e le sue battute che sembravano fighissime. 
Tipo Indiana Jones che poi ci ha riprovato recentemente e male.
Reminiscenze degli anni '80. Ormai andate in disuso.
Tipo me.


Buona domenica.






martedì 26 marzo 2013

Periferia XXXIII - Precariato anni 2000 (pt. due)

Nella parte uno avevo descritto due lavori pre-università. Cameriere e facchino/operaio ai concerti.
Durante l'Università invece finii nel posto dell'incubo, il luogo dove nessun laureato vorrebbe finire, la miniera del terzo millennio. Il Call-Center.
















Mi ci portò un amico. Maledetto lui.
Se ne sono dette tante sui Call-Center, alcune vere altre esagerate. Tutta la Vita Davanti di Virzì ha contribuito in maniera netta all'immaginario collettivo di questi luoghi.
E' difficile delineare il fenomeno in maniera netta e oggettiva, i Call-Center sono tutti brutti e orribili a modo loro, sono luoghi di disagio più o meno marcato, e molto dipende da come uno lo vive e in che struttura è finito. Quello dove ho lavorato io era sicuramente meglio di tanti altri.
All'inizio avevo pure una paga oraria più che dignitosa, era un ambiente circoscritto e molto rilassato. il core business dell'azienda erano i servizi bancari e l'assistenza clienti. Poi il mercato è cambiato, è diventato spietato e in gran parte sostituito dall'online. Di conseguenza anche quel posto è peggiorato, è aumentato esponenzialmente il via vai di persone, dove i migliori se ne andavano e celebrolesi o disperati entravano.
C'era la donna divorziata e disoccupata, con figlio a carico, che cercava in ogni modo di guadagnare qualche soldo in più per la famiglia. C'era il ragazzino un po' tonto che leggeva a menadito lo script e rispondeva alle domande come un robot. C'era il laureato in attesa di un lavoro migliore. C'era quello che veniva un giorno e poi non si vedeva più. Insomma c'era un sacco di gente, tra cui io.
Io non ho mai capito perché nei Call-Center fossero così fissati con i training di gruppo, e tutte quelle minchiate motivazionali da grande azienda. Non si cantava come la Ferilli nel film sopracitato, ma ogni tanto c'erano queste riunioni assurde per migliorare il nostro rendimento.
Che poi quello che doveva instillarci fiducia e personalità era tale Ivan.
Magrolino, altissimo, un po' butterato e con folto pelo che spuntava dal petto. Era solito saltellare qua e là, indossare camicie di color violetta o rosa, usare quintali di profumo e guidare una Matiz gialla con sua grossa soddisfazione. Voi avete mai visto un eterosessuale comprarsi una Matiz gialla?
Ivan che non aveva ancora ammesso a se stesso di essere gay, cercava di tenere questi meeting all'americana incentrati sull'autostima, per lo più senza grande successo. Io di solito in quei momenti disegnavo.
Sembrerà presuntuoso da dire, ma tutt'oggi non ho mai capito come mai mi tollerassero. Arrivavo tardi (un'ora dopo), andavo via in anticipo (un'ora prima), facevo pause lunghissime, giocavo sempre a Spider, non seguivo lo script e parlavo continuamente con i colleghi. Vero che facevo più risultato di tanti altri, ma ero un outsider completo.
In ogni caso lì dentro ho conosciuto una grande fauna di persona. Dalla 50enne appassionata di Motoraduni, ad una tipa che seguiva gli insegnamenti degli indiani d'America, fino ad un simpatico ragazzo che qualche anno dopo è diventato un apprezzato DJ internazionale (con relative pacche di soldi).
Ah non dimentichiamo la grande soddisfazione nello scoprire l'immensa varietà di nomi italiani.
Il mio personale podio è stato:
Il signor DIO SANTO. (si presentava dicendo: pronto sono Dio. #giuro)
Il signor CAMPO SANTO. (tocchiamoci)
La signora ASSUNTA LICENZIATA. (poraccia).

Comunque dopo 3 anni di onorato (mezzo) servizio. Li mollai.
Andai a fare il lavoro part-time che tutti gli studenti di cinema sognano.
Commesso al videonoleggio.
















Il lavoro in videoteca è una ficata finché non ti scontri con i clienti.
Certo ti vedi tutti i film che vuoi gratis, parli di cinema durante il lavoro, scopri piccole chicche sconosciute. Se poi sei un amante del porno hai tutta la scelta che vuoi. Ma scordatevi le seguenti cose:
-Guardare film con attenzione durante il turno.
-Intrattenere belle ragazze con i vostri consigli cinematografici.
-Parlare di film belli e impegnati con i clienti.
Questo perché:
La belle ragazze single non vanno in videoteca da sole. I cinefili men che meno, ormai erano tutti dirottati sul costruirsi enormi archivi in Divx, e successivamente lo streaming. Il grosso dei visitatori di quella videoteca era per lo più amanti del cinema spazzatura e pazzi completi che ti rompono le palle ogni 2 secondi.
La videoteca purtroppo è un fortissimo aggregatore sociale di disadattati cronici. Avete in mente quei tipi strani, un po' solitari, che girano con occhi spiritati per la città? Quante volte vi siete chiesti: chissà che fa quel tipo lì nella vita? Ecco di lavoro non lo so, ma nel tempo libero guardano film.
Per capirsi potete rileggere questo POST.
Adesso (io non ci lavoro più) per esempio c'è un tipo che va lì quasi tutte le sere, mangia la pizza e consiglia i clienti, tutto rigorosamente aggratis. Ogni tanto lo senti di là nella stanza del porno ragionare con l'appassionato di turno, con discussioni neanche fossero da Marzullo.
Tant'è che al commesso ultimamente ho chiesto:
Scusa ma lui, oltre stuprare e fare a pezzi ragazze minorenni, cosa fa nella vita?
Ha risposto con un laconico: booh.

Ho lavorato a quel videonoleggio per circa 2 anni e mezzo. Gli ultimi tempi furono tremendi. Alcuni clienti non li sopportavo più. Il gestore per far fronte ai sempre minori incassi, pur di noleggiare tirava dentro i peggiori elementi. Dall'amante del porno con le donne picchiate brutalmente, alla coppia di pazzi ossessivi dalle mille domande, fino all'immigrato che era bravo e buono finché non beveva.
Ecco la domenica sera dalle 23 in poi entravano solo emarginati ubriachi. Non so dirvi il motivo. Vuoi anche perché il negozio era vicino al campo nomadi.
Non è razzismo, è che talvolta l'alcool altera le persone, sopratutto chi non lo regge.
Era una guerra continua, qualcuno mi offendeva perché il nuovo film di Steven Seagal era noleggiato. Altri provavo sistematicamente a fregarmi. Qualcuno arrivò perfino a tirarmi Chupa-Chups e Twix così senza motivo.
In più, sempre per far fronte alla crisi del settore, avevamo riempito il negozio di ogni tipo di cosa. Cioccolatine, patatine, caramelle gommose, chewing-gum, estathé, birra, coca-cola, succhi di frutta, pizze surgelate, gelati, etcetc.. Non ultimo gratta e vinci, e il VINO.
Quando mi ritrovai a consigliare un Rosè da abbinare all'ultimo film di Ang Lee, mi sentii un fallito della peggior specie. Ormai non aveva più nulla di quel lavoro romantico che era all'inizio, tanto valeva lavorare in un Supermarket, e io non avevo più vent'anni. Qualche mese dopo mi sono licenziato.



domenica 24 marzo 2013

Periferia XXXII - Precariato anni 2000 (pt. uno)

Sono stato un giovane precario. Forse lo sono tutt'ora, c'è da capire se sono sempre giovane e se mi si può considerare precario.



Dai 20 ai 30 ho ricoperto una serie di ruoli lavorativi che a guardarsi indietro un po' ti senti stupido e un po' orgoglioso. Se poi ci aggiungo pure il mio curriculum di studi allora si può quasi affermare che sono stato lo stereotipo del precario anni 2000.

Studente della Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di Laurea in Cinema. Roba che quando lo dici, i tuoi interlocutori strabuzzano gli occhi, fingono interesse e poi dicono una delle seguenti tre frasi:

Bello. Vuoi fare l'attore?
Ma dopo? Che lavoro trovi?
Per quello che studi forse dovresti stare a Roma.

Io vuoi per carattere, vuoi per indole, o perché non me ne è mai fregato un cazzo di dire cosa combino nella vita, gli ho sempre assecondati. Anzi di solito rincaravo la dose dicendo:

Si ma tranquillo, una volta finito andrò a fare il cassiere al supermercato. Se mi va bene.

Ammetto di averci messo un casino a finire l'Università. Tipo 9 anni.
Mai bocciato un esame, mai rifiutato un voto, laureato con il massimo. Semplicemente, come succede spesso dove non c'è lavoro, o quel determinato lavoro, inizi a capire che il finire gli studi non coinciderà con l'ingresso in quel mondo. Anzi prima finisci prima sei alle strette, perché la scusa non c'è più, e tuo padre che non è ricco e se ne frega del cinema, vuole che lavori. Fosse anche come agente assicuratore.
Beh... io l'assicuratore non lo volevo fare. Quindi nel frattempo ho coniugato studi, esperienze significative per crescere professionalmente e lavori part-time sfigatissimi.

In realtà lavoravo già prima d'iniziare l'Università.
Ho iniziato facendo il cameriere. Avevo 15 anni. Tutta l'estate in quel cazzo di ristorante, alla fine esci con il portafoglio gonfio per l'inverno ma ti sei perso le vacanze. Uguale le 2 estati successive.
In quinta superiore cambiai strategia. Cameriere part-time tutto l'anno per una trattoria in centro. Credo fossi l'unico in tutta la scuola che durante la settimana lavorava qualche sera oltre al week-end.
Odiavo fare il cameriere, eccetto che in quella trattoria. Mi pagavano benissimo e il sabato sera alle 11.30 ero fuori. Quando chiuse per ristrutturazione non cercai altrove. Tant'è che l'estate della maturità trovai un lavoro veramente pagato di merda, pericoloso, da spaccarsi la schiena; ma che nella mia follia sembrava divertente.
Montavo i palchi per i concerti e allestivo lo stage dell'artista di turno.
L'unica nota positiva è che vedevo i concerti gratis.
Tutto il resto, levato lo spirito di gruppo, era un'inculata colossale. Non so perché, ma accettai pure di salire "in alto" per montare le torri layer. Me ne stavo tipo a 10-15 metri, in piedi su due pali d'acciaio, a passarne altrettanti. Ero legato con un moschettone alla bene meglio, ma quando dovevo spostarmi dall'altro lato della torre, lo facevo senza nessuna protezione e se scivolavi CIAO.
I mastri-montatori di origine bulgara, che stavano anche a 30 metri, erano imbragati meglio di noi e sicuramente pagati di più. Maledetti.

Quando il concerto finiva era pure peggio. Quello che avevi montato in 3 giorni lo smontavi in una notte. Iniziavi all'una, finivi il pomeriggio alle tre. Quando andava bene ti davano un cornetto a colazione.
Per riequilibrare il sonno e la stanchezza ci mettevi tipo una settimana.
Avevo 19 anni, mi pagavano tipo 6 euro l'ora, facevo turni da quindici ore consecutive talvolta, e rischiavo pure di farmi male. Come me tanti altri ragazzi. Tra l'altro uscivo con una tipa che si approfittava del mio ruolo per imbucarsi ai concerti. Maledetta pure lei.

Comunque l'anno dopo ho gentilmente rifiutato. Avevo un altro lavoro.
E che impiego. Pensate ad un lavoro per giovani universitari a metà anni 2000? Esatto, proprio quello.
Continuo la prox volta.


giovedì 28 febbraio 2013

Periferia XXXI - PierFerdinando

















Con PierFe ci siamo conosciuti a 15 anni in una partita di calcio improvvisata tra amici.
Lui non sapeva giocare, ma caso vuole che fosse lì e a noi mancasse il portiere. Voglioso di fare nuove amicizie, con la faccia spaesata di chi non ha mai visto un pallone in vita sua, accettò la nostra proposta.
Ricordo ancora quando in un'azione di contropiede, uno degli avversari s'involò da solo verso la porta, e io urlai: PierFerdinando esci. Esci! ESCIIII!
Lui mi prese in parola, e uscì dal campetto con la faccia triste. Nella sua testa lo avevo appena cacciato. L'avversario per poco sbagliava il goal dal ridere. 

Crescendo abbiamo sviluppato diversi interessi comuni, e ci si frequenta assiduamente tutt'ora. Certo PierFe è cresciuto, maturato, si è svegliato, è consapevole di come gira il mondo; ma la sua passione per la Cannabis lo ha lasciato in un limbo di botta persistente. E per certi versi mi ricorda ancora quel ragazzo spaesato di 15 anni.
Grande coltivatore diretto indoor e grande consumatore dei frutti delle sue piantine, vende libri antichi su Ebay per conto di un privato. L'ho sempre trovato un lavoro abbastanza assurdo. Ma lui è contento, sta in casa, fuma, scansiona e inserisce descrizioni. Esce tutte le mattina per andare in posta, e qualche sera per bere in giro. 
Ogni tanto vado da lui, mi spiega i suoi nuovi progressi tecnologici da agricoltore mentre io rovisto nella sua sconfinata raccolta di Divx. Si, perché PierFe, scarica ininterrottamente da anni qualsiasi film gli passi per la testa. Tutti perfettamente catalogati in dvd numerati. 
Credo non ne abbia visto nemmeno un decimo, e quelli che ha visto probabilmente si affollano nella sua memoria uno sopra l'altro. PierFe ha questa fissa pseudo NewAge del flusso, e quindi butta i film nel lettore come se fosse musica di sottofondo.
I film vanno e lui magari sta in un'altra stanza, salvo poi tornare per il finale; che puntualmente mi racconta rovinandomelo.

Qualche mese fa mentre gli parlavo di The Master, mi disse di aver visto Lincoln in streaming sottotitolato.
Pierfe - Lincoln è proprio lo Spielberg classico. Regia pulita, tutti preciso, attori bravi.
Wata - Certo le performance di Phoenix e Hoffman in The Master sono imbattibili.
Pierfe - Immagino, in Lincoln invece non ci sono attori famosi. Bravi ma nessuno di famoso.
Wata - Ma come? C'è Daniel Day Lewis.
Pierfe - Ah si, e che parte fa?
Wata - Lincoln.

Mi rendo conto che gli aneddoti su PierFe potrebbero costituire materia narrativa per i prossimi venti post. Come quella volta che lo abbiamo mollato in autostrada con la macchina in panne, e ha trovato il modo di farsi spingere per qualche chilometro da una famiglia di Calabresi. Oppure quando mi presentò una Escort a casa sua, cercando di spacciarla per la direttrice di un famoso museo interessata ai suoi libri. O quando tanti anni fa si mise in testa di aprire un agriturismo di 7 ettari dove allevare maiali, convinto di ricavare almeno 20 prosciutti per ognuno di essi.
Si magari ci torno sopra prossimamente.


giovedì 14 febbraio 2013

Periferia XXX - Momenti di pura Celluloide (parte due)

Premessa. 30esimo post periferia. Un traguardo che mi ero prefissato e che per certi versi neanche pensavo di raggiungere. Ma non sarà un racconto di festa e di risate, come del resto si poteva intuire dalla prima parte.  

Insomma dove eravamo rimasti?















Si.
Nella trilogia cinematografica de Il Signore degli Anelli quello che preferisco è Le Due Torri. Oltre per l'ovvia spettacolarità e bellezza intrinseca del film, l'ho sempre trovato metafora perfetta di tanti momenti della vita e le scelte che ti mette davanti.
Re Théoden, è forse il personaggio più "umano" dell'intera saga, siede sul trono con onore e orgoglio eppure finisce annichilito da quella mezza sega del Vermilinguo. E' colui che per salvare il suo popolo lo porta in una fortezza senza via di uscita. Un uomo dominato dai buoni intenti ma perennemente afflitto dagli errori.
C'è stato un periodo in cui mi dissi che non era tempo per i sentimenti e nessuna ragazza doveva entrare nella mia vita. E come Théoden mi barricai al Fosso di Helm sicuro delle mie difese e convinto della mia forza di volontà. Poi è arrivata lei.













Emma una ragazza dai capelli rosso fuoco, una pelle color latte e gli occhi di ghiaccio. Prima mi prese alle spalle e poi mi sconvolse letteralmente. Un'onda anomala e inarrestabile nella mia vita.
Un colpo di fulmine? Filtri d'amore? Un Palantir di Sauron?
Macché. All'inizio fu lieve e reciproca antipatia declinata digitalmente per lavoro. Poi  le cose cambiarono, capii che sbagliavo, la conobbi di persona e.... mi divertiva, mi faceva ridere e m'interessava.
Ma le solide mura reggevano, lei stava a Milano e forse non ci saremmo rivisti per tanto tempo. 

Caro Théoden, ma chi ci ammazza a noi al Fosso di Helm?

Te lo dico io. Sms, WhatsApp, Facebook e Skype. Vere armi di distruzione di massa. Quando trillano e notificano in continuazione non esiste distanza, quando invece sono silenti ti sembra di vivere all'Antartide coi pinguini. E se non bastassero c'è il destino beffardo.
Era Novembre inoltrato, Saruman diceva ai suoi di fare stretching, io ero a Milano e uscii per cenare con lei. A fine serata mentre mi parlava dei Kiss, dei concerti dei Kiss e di biglietti costosissimi per vedere i concerti dei Kiss. Io la guardavo ammaliato. Sarà stato quel tono da stronzetta, il suo passarsi la mano tra i capelli, il sushi nello stomaco, oppure il suo felice astrarsi nel racconto di queste fantastiche esibizioni musicali. Sta di fatto che ero completamente assuefatto. Mi piaceva, la volevo. 

Mi feci forza e urlai: Heimdall apri il Bifrost!













Heimdall aprì. Gli Uruk-hai si avviarono. E per me fu l'inizio di un bel periodo, con l'incoscienza di chi pensa di poter essere più forte degli eventi e di poter reggere un eventuale colpo negativo. Dapprima furono sussurri dolci come Mjolnir o C-3PO. Poi volarono parole importanti come Entaconsulta. 
Ci stavo dentro fino al collo. L'avrei guardata per ore se solo avessi potuto. Mi aveva iniettato un veleno potentissimo. Bella come non mai, sexy e intellettuale, atletica e nerd, timida e spavalda, cattiva e dolcissima. Mi faceva impazzire. I miei progetti e costrutti mentali erano caduti, era inutile negare l'evidenza.

Théoden dai, abbiamo fatto una cazzata. Il Fosso di Helm è una prigione per topi. Chiudi tutto e andiamo  via prima di ritrovarci a morire di solitudine.

Neanche il tempo di pensarlo e gli Uruk-Hai erano al portone.
Tutte quelle parole, quei rari momenti insieme e le belle emozioni, si erano tramutati in un esercito incazzato pronto ad entrare e farmi crollare tutto addosso. Come la fiamma della passione aveva dato il via alla storia, l'Uruk-Hai con la torcia olimpica aprì una breccia per decretarne la fine.
Qualcosa era andato storto e mi stava sfuggendo completamente di mano. Io non ci capivo più niente e lei si stava allontanando.

Avete in mente quando si prova a ragionare e il cervello non risponde?
Quando la testa non collabora, sembra scoppiare, e mentre ti sforzi di pensare dentro di te risuona solo un gigantesco BWONG. (Agevolo contributo audio)















Quel rumore sembrava accompagnare ogni mio giorno, e come dopo una visione distratta di Inception era palese che non ci capivo più un cazzo.
Tutt'oggi non ho la minima idea di perché e come mai certe cose siano andate in questo modo. Forse mi sono perso qualche passaggio, forse è una storia scritta da Christopher Nolan dove per il bene supremo è normale che ci siano buchi di sceneggiatura. Sta di fatto che qui manco il finale ad effetto c'è stato.

Perché Gandalf alla prima luce del quinto giorno, non si è fatto vivo. Tanto meno quel capellone di Eomer.
Invece gli Uruk-Hai sono entrati, hanno distrutto, stuprato, gozzovigliato e ucciso a spese mie. E sono sempre lì, una presenza costante e incessante a ricordarmi quello che poteva essere e invece non è stato.
Ogni tanto passa anche un pinguino per fare due chiacchere. Mi fa presente che l'unica a mandarmi sms è la Vodafone, che Skype è muto e che Facebook si prende gioco di me consigliando di aggiungere l'ex ragazzo di lei.

E così tutto ad un tratto Joel e Clementine non mi sembrano tanto stupidi nella loro folle idea.



lunedì 11 febbraio 2013

Periferia XXIX - Momenti di pura Celluloide (parte uno)

La Fiamma del Peccato. Ricordate l'inizio del grande noir di Billy Wilder? (servisse lo trovate qui). Anche io come Walter Neff, ferito e a pezzi, ho sentito l'esigenza di riversare le mie memorie recenti su questo blog. Certo io non morirò come lui, e la mia non è una confessione, ma non posso che sottolineare la splendida frase che ci accomuna nella seppur diversa sventura.
"... l'ho fatto per denaro e per una donna; e non ho preso il denaro e non avuto la donna. Bell'affare."


















Non starò ad entrare nei dettagli, e forse vi sembrerò vago, ma a conti fatti questo non è il mio diario segreto, voi non siete i miei confidenti e sopratutto non posso scrivere pagine su pagine per spiegare tutto. Vi basti sapere che la vita non è una scatola di cioccolatini come ci raccontava il noioso Forrest Gump. Perché se un cioccolatino fa schifo, basta sputarlo educatamente. La vita somiglia alle montagne russe e finché non finisce la corsa saranno alti e bassi.
Sulle montagne russe io mi diverto sulle salite. Si sta tranquilli, si scherza, si ride, e ci si fa beffa dell'imminente discesa. Ecco a novembre era così.
Un'inaspettata ragazza si faceva strada nella mia vita, e contemporaneamente arrivava una proposta lavorativa interessante. La ragazza e il lavoro erano a Milano, non proprio dietro l'angolo. E fu così che fra colloqui e incontri, la salita si fece sempre più ripida. Pensavo di essere più forte e di reggere il colpo, e anche quando le avvisaglie c'erano tutte, non mi preoccupavo. Poi a gennaio la discesa, e io odio la discesa. Lo stomaco in gola, quel senso di nausea, la testa vuota. Uno status psico-fisico persistente che mi butta giù come poche altre volte. Se avete capito l'incipit non c'è bisogno che vi spieghi come sono andate le cose.

In questi casi mi ritrovo come Rob Gordon di Alta Fedeltà, a fare classifiche e spulciare il passato in cerca di una risposta al presente. Perché Alta Fedeltà è la bibbia per noi uomini dal cuore infranto. (doveroso leggere il libro e vedere il film ciclicamente). Ho classificato questo periodo nella mia top five della tristezza, ho ripensato a tutte le mie ex, e ho cercato di analizzare i momenti chiave con lei. Ma veramente serve? No. Alla fine è solo un modo per tenere la mente impegnata.
Poi c'è un altro comportamento sadomasochista che mi riporta a Rob, ed esattamente all'incipit anche di questo film (lo trovate qui), e cioè quell'insana pratica che in questi momenti mi porta a divorare tonnellate di film irrimediabilmente brutti. "... guardavo le commedie d'amore perché ero infelice, o ero infelice per guardavo le commedie d'amore?"

Ho visto cose che voi umani... Film talmente ignobili per qualsiasi cinefilo da far bruciare la mia laurea e le mie tesi solo a nominarli. Vi dico solo che Il Giorno in Più con Fabio Volo era di gran lunga meglio di altri.
















Mai dimenticare la lezione impartita dalla prima stagione di Games of Thrones. Il povero Ned Stark arrivato ad Approdo del Re provò a far valere le sue ragioni e il suo intelletto cercando di spuntarla forte della sua posizione, e invece come finì? Sputtanato e decapitato da quello sbarbatello insolente di Joffrey. Povero Ned, alla fine non ci aveva capito un cazzo nonostante l'impegno.
Quando mi sono mosso dalla mia Winterfell con l'inverno alle porte, alla volta della frenetica città del business italico, ero convinto di poter essere "Re" anche in un contesto più grande. Tornare vittorioso dalla mia missione e conquistare la mia bella. Invece con l'arrivo del freddo, colpito duro da più parti come un pugile suonato ho ripiegato mestamente da dove ero venuto. In definitiva come ogni buon Stark: rispettato, orgoglioso e vittorioso a Winterfell... ma fuori dai confini per ora misero perdente! 

Chiaramente non sono mancati gli invidiosi e gli sfigati cronici a dirmi che forse mi ero fatto un film tutto mio. C'è stato chi ha provato a vedere inesistenti lati positivi e  chi ha inutilmente infilato il dito nella piaga. La provincia è spietata in questo e non me ne sono certo meravigliato. Chi ti chiede come va, sa già la risposta, glielo leggi negli occhi che aspetta solo di confrontare la versione arrivata al suo orecchio con le tue parole.















E' un po' come l'appartamento di Big Bang Theory.
Caldo, rassicurante e circoscritto. Ma con Sheldon pronto a demolire le tue prospettive, Howard a vantarsi di inesistenti imprese, e Raji benevolo a rassicurarti nella comune sfiga. E in questo caso non posso che impersonare il Leonard di turno, consolato da Sheldon con questa epica e quanto mai appropriata frase della puntata 1x03:  "... per lo meno ora puoi recuperare la scatola nera dal quel disastroso ammasso di lamiere che era la tua illusione di stare con lei, e analizzare i dati per non sbattere di nuovo contro la montagna dei falliti!"

E' tutto. A voler essere sinceri, e a ben leggere questo post, capirete che è stata si una concatenazione di eventi spiacevoli o sfortunati, ma l'unico vero colpo decisivo è stato quello inflitto da lei. Inutile girarci intorno, difficile capire il resto, facile cadere sotto i colpi dei sentimenti. Lei, la protagonista della seconda e inaspettata parte di un post rosso fuoco. 

Chiudo con questa canzone dei Kiss. Gruppo che non amo, canzone che non apprezzo e appartenente a un genere che disdegno. Nonostante tutto perfetta chiusura di questo fine primo tempo.



domenica 16 dicembre 2012

Periferia XXVIII - Profumo di donna

















Qualche giorno fa ero al Mediaworld. Guardavo il reparto dvd in cerca di qualche offerta allettante sui titoli più vecchi. Accanto a me due donne sulla cinquantina cercavano un film da vedere in famiglia.
Si parlavano ad alta voce da uno scaffale all'altro, impossibile non sentire.

A- Ma prendiamo qualcosa da ridere.
B- Tipo?
A- Dai questo dice sia carino. Com'è Bello far l'Amore.
B- Mmm.
A- Dai fa ridere.
B- Com'è bello far l'amore? Ma se io è dal duemila che non scopo!


Storie da grandi magazzini.

martedì 27 novembre 2012

Periferia XXVII - Succede che ti lasci
















Tutte le volte che mi lascio rimpiango di non avere mai lo status "Impegnato con ..." su Facebook.
Non sono il tipo da sventolare una relazione di cui già tutti sono informati, però quando la suddetta relazione finisce quel cambio di status faciliterebbe mille spiegazioni o domande imbarazzanti.
Partiamo da due presupposti. 
1 - I miei amici non sono esattamente delle volpi.
2 - Le mie ragazze di solito non sono amiche del gruppo, o ex fidanzate di altri.

Succede quindi che ti lasci, lei che si era trasferita da qualche mese ormai tornava solo di rado e adesso ancora meno. In città non si vede ora come prima. E a distanza di mesi sono ancora qui a dover spiegare allo stordito di turno che è finita.
Comunque com'è che si dice: le donne passano gli amici restano.
Vero, certo è che i miei amici sono dotati di sarcasmo e di una certa dose di inconsapevolezza fuori dal normale. Succede quindi che ti lasci e vieni consolato a modo loro.

Michele - Ohi ma come sta Giulia? E' tanto che non la vedo.
Wata - Ci siamo lasciati un mese fa.
Michele - Cazzo mi dispiace, era la numero uno lei. Simpatica, carina, alla mano. Mi piaceva proprio.
Wata - A me lo dici?
Michele - Cavolo, non è facile trovare una così di questi tempi. Lei era proprio...
Wata - Guarda c'è un ponte. Che dici mi butto io o ti ci butto te?

Francesco - Dai. Ma che cazzo te ne frega, ieri ti ho già visto con un'altra, sbattiti quella vedrai che ti passa. 
Wata - Dove? Con chi mi hai visto?
Francesco - Eri in città con una moretta, sembrava carina.
Wata - Era mia sorella.

Luca - Ma da quanto ti sei lasciato?
Wata - Ormai è quasi un mese e mezzo.
Federico - Ci mancherà la Giulia. Era così simpatica.
Wata - Ora vi ci mettete anche voi.
Luca - Dai su, diciamola tutta; hai fatto una cazzata.
Federico - Eh si, te la dovevi sposare.
Luca - Te la dovevi tenere.
Wata - Raga ma in pratica m'ha lasciato lei.
Luca - Si vabbè dettagli, sei te che l'hai fatta trasferire. Dove insistere per farla rimanere con te.
Federico - Eh si si. Era proprio la numero uno Giulia.
Wata - Ma che l'ha deciso lei ve l'avevo già detto?
Federico - Insomma te la dovevi tenere.
Luca - Dove la ritrovi una così, mica è facile.
Federico - Ci è rimasta nel cuore la Giulia.
Wata - Lo vedo.
Federico - Eh si, dai fra 10 anni diremo: te lo ricordi Watanabe quello che stava con Giulia?
Luca - Ahahahahahah.
Wata - Grazie ragazzi siete sempre d'aiuto.

venerdì 16 novembre 2012

Periferia XXVI - Ma come cazzo parlano a Milano?
















Negli ultimi mesi ho lavorato su un evento molto importante per conto di un'agenzia di Milano.
Questo il motivo per cui sono praticamente sparito dal blog per tutto ottobre, e torno ora a scrivere questo post. 
Il lavoro con questi milanesi tutti comunicazione e affari non è stato dei più facili, alcune volte ci siamo scontrati su questioni organizzative, in altre ho semplicemente lasciato perdere. Dalla provincia contro la capitale del business italico, è stata una dura lotta ma alla fine proficua e il risultato finale è stato dei migliori.

Era la prima volta che lavoravo così a stretto contatto con un'agenzia di marketing e comunicazione, era sopratutto la prima volta che parlavo così tanto al telefono con gente di Milano. Per questo vi confermo la mia impressione: 

Ma come cazzo parlano?

E non sto parlando del dialetto, o l'inflessione cazzo figa milanese che è comprensibile a tutti, parlo piuttosto della marea di sigle e parole anglosassoni che infilano in qualsiasi comunicazione di lavoro. 
Vero che sono di provincia ma sfido chiunque a non rimanere interdetto quando sparano frasi incomprensibili se non per gente del settore, come se si parlasse di ordinare un semplice caffè.

Da giovane Padawan ho limitato le mie figure di merda, padroneggiando con destrezza la prima tecnica base -> Annuire sempre e comunque, anche quando non hai capito un cazzo.
Ma sulle prove più impegnative ho vacillato. 

Level 1.
Arrivavano mail con la sigla FYI.
Non chiedevo, leggevo il testo e facevo finta di nulla.
Poi qualcuno mi disse che FYI sta per For Your Information.

Level 2.
Luca - A noi questa operazione serve sopratutto per fare Brand Awardness.
Wata - Mi sembra evidente. (ma l'italiano è una lingua morta ormai?)

Level 3.
Elisa - Questa storia del logo non ha senso. Che poi la nostra azienda è un B to B, non dovremmo neanche apparire, capisci?
Wata - To Be or not to... ehm?! Dicevi? (Maledetto Amleto, questi sono affari non poesie, esci dalla mia mente).
Elisa - Siamo un Business to Business, non un Business to Client.
Wata - Certo, è come dici te. (espressione sicura e annuire con insistenza)

Level 4.
Valeria - Finito questo lavoro, manda Sivì a Milano. Manda Sivì. Dai retta.
Wata - ... (ma chi è Silvy?).
Valeria - Il curriculum a Milano lo leggono, se vali ti prendono.
Wata - Chiaro.

Level 5.
Elisa - Stiamo chiudendo il P&L, te lo manderò a fine settimana.
Wata - Si, ma... aspetta mi chiamano sull'altra linea. (cerca su google veloce veloce. Ma come si scrive?)
...
Wata - Dicevamo?
Elisa - Ti mando lo schema dei Profit and Loss.
Wata - (trovato. tiè.) Ok, speriamo sia positivo.
Elisa - Speriamo.

Level 6. Final Level
Elisa - Per questo tipo di evento stiamo pensando a una comunicazione BTL.
Wata - E.. cioè?
Elisa - Below the Line.
Wata - Ok, si però... Ma...
...
Elisa - Pronto?
Wata - Eli, davvero ma che è la comunicazione Below the Line?

GAME OVER WATANABE - INSERT COIN





martedì 24 luglio 2012

Periferia XXV - Ero giovane negli Anni Novanta















In pieni anni '90 ero un adolescente di periferia. Andavo poco in città e me ne stavo tanto in paese.
Era un'altra epoca. Un'epoca di passaggio, tra un secolo e un altro, tra un millennio e un altro, e da uno stile di vita analogico ad uno digitale.
Tanto per capirsi. Il primo cellulare l'ho avuto a 16anni. Internet a 18. L'adsl a 22.

Non so dirvi se era meglio allora, oppure adesso. Sicuramente era diverso.
Dalle mie parti c'erano alcune regole fondamentali per integrarsi nel gruppo di amici, una sorta di manuale non scritto di sopravvivenza. Erano tempi duri dove non bastava una Play3 ed esser bravi a Fifa. Dovevi darti da fare, mica si stava sul divano tutto il giorno.

Ecco una serie di accorgimenti per i tuoi 13 anni durante i 90, in piena periferia di provincia.

  • Devi saper giocare a biliardino decentemente, niente frullata e gancino. E chi vince regna, mai tirare fuori la lagna del "facciamo un po' a turno".
  • Il tuo sport è il calcio, ne parli poco, ma sei sempre al campino. Se non sai giocare o pratichi gli sport secondari sei fottuto, se ti vogliono bene stai in porta, altrimenti non sei neanche convocato al raduno giornaliero.
  • Se ti piace la Minicar sei un coglione. Zip SP o NRG vanno alla grandissima. Se poi ti piace tirartela ti prenderai il Runner. Se invece sei l'alternativo che si limona la ragazzine avrai il booster, però non puoi cagare il cazzo per il sottosella.
  • Se non sei battezzato i tuoi genitori sono strani. Fattene una ragione e non cercare di spiegare le tue motivazioni. Gli altri sono stati tutti arruolati dalla chiesa fin da giovani.
  • Ti puoi vestire con la roba del mercato, l'importante è avere le scarpe da ginnastica fighe e di marca.
  • Suonare i campanelli fa parte della naturale processo di crescita e socializzazione, se poi hai amici particolarmente animati ti tocca anche il tiro dei gavettoni alle macchine.
  • Se verrà varato un progetto edile che prevede una casetta nel bosco, non mettere bastoni fra le ruote, tanto poi nessuno farà un cazzo e finirà tutto a puttane.
  • Chi impenna di più con la bici è il più figo.
  • Saper ruttare pronunciando frasi intere, ti porta ad un livello superiore nelle gerarchie sociali.
  • Alcool e droga non fanno parte del tuo mondo. La droga non hai idea di come si compra. L'alcool ti fa schifo. Le sigarette invece ti attirano, ma non sai dove comprarle visto che in paese tutti ti conoscono.
  • Rubare palloni da calcio è legale.
  • Quello che ha più CD musicali viene sempre invitato alle feste.
  • Devi avere almeno Mille Lire da spendere in caramelle gommose, gelato, e mezza partita di biliardino. Ti dovrebbero bastare e avanzare.
  • Il tuo orario estivo prevede di stare fuori tutto il giorno esclusi i pasti.
  • La pausa merenda per vedere i cartoni giapponesi è concessa.
  • Non c'è bisogno di stare a chiamare tutti tutte le volte, esci di casa e ti spari chilometri su chilometri finché non trovi tutti. Per velocizzare la cosa puoi suonare il campanello e farti dire dalla mamma di turno dove andare.
  • Se vai a giro con le zeppe, non corrispondi al profilo stilato. Ti senti figo ma in realtà ti attende una vita da tamarro, uscirne sarà dura anzi durissima.


lunedì 14 maggio 2012

Periferia XXIV - Mario diceva
















Per un periodo della mia vita ho vissuto con Mario.
Un tipo alto, capello lungo, occhiali sul naso ed espressione perennemente addormentata. Studiava Economia, voleva fare il promotore finanziario o qualcosa del genere. Sembrava più uno studente di Filosofia che un business man. 
Mario non era particolarmente brillante, ma all'Università se la cavava senza studiare molto, lui diceva sempre che l'importante è andarci tranquillo e avere una buona parlantina. Cazzo se parlava lui... attaccava discorso con chiunque, su qualsiasi tema sapeva dire la sua. Quando non parlava, dormiva.
Da lui ho imparato tante piccole cose inutili come rispondere ai venditori telefonici.

A me dispiaceva trattarli male, ti dicono che ci lavorano solo studenti universitari e disoccupati cronici. Ma loro si approfittavano delle mie debolezze e mi estorcevano appuntamenti o telefonate lunghissime. Non riuscivo mai a salutarli. Mario invece non aveva mai voglia, era un gran chiaccherone ma al telefono si scocciava.
Mi diceva sempre: non gli dire mai che non c'è il chi se ne occupa o altre minchiate per rimandare, perché quelli ti segnalano come contatto da richiamare e sei fottuto. La sapeva lunga
Lui aveva un campionario di frasi fatte semplici quanto funzionali. 

Pronto sono Stocazzo di TelecomItalia, le volevo proporre una nuova senzionale off..
-Grazie, ma stiamo traslocando e abbiamo già fatto il contratto con voi nella nuova casa. Grazie, arrivederci.
-Noo che peccato ho appena aderito ad una vostra offerta su internet. Vabbè... Grazie, arrivederci.
-Si purtroppo noi siamo appena passati a Fastweb! Grazie Arrivederci.

Fastweb sembrava la migliore. Dice lui che quando ti sei appena legato a Fastweb ci sono varie menate procedurali per cui gli altri operatori non possono subentrare. Comunque l'importante è attaccare subito dopo il "grazie arrivederci" essere cortesi e sbrigativi.

Mi manca Mario, sopratutto quando si dilettava in cucina e puntualmente mangiava il riso. Faceva insalate di riso o riso saltato in padella almeno quattro giorni a settimana. Risotto mai, non ne era capace. Ogni tanto faceva dei buoni abbinamenti, altre volte costretto dai pochi elementi a sua disposizione si lanciava in assurde ricette, tipo:  pomodorini, emmental e mela verde.
A lui la mela verde nel riso piaceva. A me sembrava una cagata.

Devo anche ringraziarlo per avermi spiegato prima di altri la crisi del debito americano. Una sera mentre si mangiava mi ha fatto una lezione sui mutui sub-prime e il credit default swap.  Credo che alle volte sfruttasse la mia curiosità per ripassare in vista degli esami. Io stavo lì come un allocco, e lui con fare benevolo mi raccontava teorie economiche, come redigere un bilancio o il mercato finanziario. Diceva sempre che lui non aveva bisogno di ripetere. Infatti non ripeteva come un ebete, ma la buttava giù in forma di dialogo e io ero un'interlocutore perfetto. In questo modo ripassava e parlava.

Ripensandoci il lavoro di promotore finanziario consisteva nel parlare con possibili clienti e illustrare tutti i possibili vantaggi dei vari pacchetti proposti. Avrebbe parlato dalla mattina alla sera.
E' sempre stato più sveglio di quanto sembrasse.

Era tanto che non scrivevo cose personali e non so perché vi ho raccontato di lui. Forse mi andava semplicemente di ricordarlo. Alla prossima.

mercoledì 25 aprile 2012

Periferia XXIII - Necrologio di un ragazzo comune














Qualche giorno fa è morto un amico di amici. Un ragazzo giovane, lo conoscevo di vista, ogni tanto veniva in videoteca a noleggiare. Non eravamo nemmeno amici su Facebook, e come sapete sul social network si "fa amicizia" anche con il giornalaio. Insomma una morte che mi ha toccato solo di riflesso. 

Sarò sincero al di là dei fatti tragici, di quello che si dice sui giornali e del dolore di familiari e conoscenti, mi ha colpito la coerenza con cui molte persone che frequento hanno commentato l'accaduto. 

Il necrologio vocale che mi è arrivato è stato bene o male questo:

Poveraccio, era una testa di cazzo ma una morte così non si augura a nessuno.
Mi dispiace tanto, certo se devo essere sincero la mia esperienza personale con lui è stata pessima.
Era uno stronzo, ma non si meritava di finire così.

Purtroppo questa è la realtà. Io non lo conoscevo e non so dirvi com'era realmente, e non vi sto dicendo che  è morto un coglione. Vi sto dicendo che quando condividiamo video, frasi e immagini di una persona famosa, ricordandolo con affetto come se fosse da sempre nostro amico siamo terribilmente ipocriti. Perché poi quando muore qualcuno con cui avete scambiato due parole almeno una volta nella vita, le reazioni normali sono per lo più menefreghiste.
Perché probabilmente anche di Steve Jobs qualcuno ha detto:
Mi dispiace, ma per quanto mi riguarda era uno stronzo.

Ah un'ultima cosa. Ora va di moda che quando qualcuno muore, si va sulla sua pagina Facebook e si lascia una frase come se potesse leggerla. Se toccherà mai a me, ricordatemi leggendovi un libro o un fumetto, andando a una mostra, guardando un bel film al cinema... Insomma con onore, non su Facebook.

giovedì 5 aprile 2012

Periferia XXII - LEGAlo e buttalo via

Berlusconi è vivo ma non è più su tutti i telegiornali.
Oggi se ne va pure Umberto "mezzoduro" Bossi, purtroppo se ne va solo dalla Lega Nord. Dice che si arricchiva alle spalle nostre con i soldi del partito. Sai che novità.
Sembra ieri quando tutte le nostre peggiori offese cercavano di abbattere i due esponenti della maggioranza parlamentare. E ora vittoria? Insomma. Dimissioni così, senza neppure il gusto di vederti dietro le sbarre o perdere clamorosamente al prossimo giro.
Certamente siamo vicini al cambio di un'era politica. Era anche l'ora.

Che c'entra con la Periferia? Fondamentalmente un cazzo. Se non fosse che la Lega la votano anche dalle mie parti. Nessuno sa dirne il motivo, qualcuno dice che ce l'hanno con gli immigrati e questo basta per votarli. Altri dicono che con loro l'Italia sarebbe un posto sicuro.
Ora io mi chiedo, ma perché è pericolosa? Io vivo in una provincia che non succede mai una sega. In prima pagina ci va il politico di turno che promette l'ennesimo rilancio del centro storico. Si, ogni tanto qualcuno si spara, altre volte s'ammazzano per gelosie e corna, si sente di qualche presunto stupro.
Tutte cose gravi, ma non vedo questo clima da far west. Sopratutto non vedo questo pericolo immigrati da non dormirci la notte.
Sono stato in città dove alcune zone sono veramente ghettizzate e malfamate. Io in confronto vivo nell'Eden. Eppure alcuni miei amici votavano Lega, il partito contro gli immigrati, il partito di Bossi lui che ce l'ha duro.
Talmente duro che ha procreato il Trota,  anche lui duro... ma di testa, e infatti poverino non capisce un cazzo.

Avrei voluto scrivere qualcosa di diverso, ma ero talmente preso dalla notizia di Bossi che sono partito a scrivere di questo. 
Ciao Umberto ti ricorderò dopo aver bevuto la Coca-Cola (cit.)


martedì 6 marzo 2012

Periferia XXI - Quello che non ti aspetti

Era un po' che non usciva un post periferia, riparto con più regolarità da questo 21.

Avvenimenti semplici, che ogni tanto succedono e ti lasciano piacevolmente sorpresi. Ti viene da pensare che anche la provincia non è così abitudinaria come sembra, ma qualche germoglio di pazzia benevola c'è anche da queste parti.
Tutto questo per dire che alcuni giorni fa tornavo a casa in macchina. La stessa strada di sempre, quella che sostieni di poter fare a occhi chiusi, dove conosci angoli e case di quei due chilometri d'asfalto con le case ai lati. Una strada che esce dalla periferia cittadina ed entra nella campagna abitata. Dove nel tempo poco cambia e tutti vogliono stare tranquilli.
Mentre vado, distrattamente vedo qualcosa che non mi torna. Un murales forse? Era un cartellone pubblicitario? Non ho visto bene. Torno indietro. Mi fermo e stupito scopro che la street art è arrivata dalle mie parti. Non un graffito, forse un'artista improvvisato, forse un professionista. Effettivamente l'idea è geniale. Scatto una foto con il cellulare (dalla risoluzione capirete che non ho un melafonino).

















(Guardando sul web viene fuori che Katie Sokoler è una street-artist che usa spesso il soggetto di Pac Man nei suoi lavori. Però non so dirvi se sia suo, o di un emulatore).

Io pensavo che la street-art fosse esclusivo appannaggio della grande città, al massimo qui ci si accontentava di fantasiose storpiature del cartello che indica il paese. Il mio è accompagnato dalla parola ROCKERS da alcuni anni ed effettivamente la gente mi dice:
Ah quindi stai a ###### ROCKERS?!

Ok, contento e sorpreso riparto. Dopo alcune ore devo uscire nuovamente, stavolta in scooter. Vado in senso opposto rispetto a prima. Non guardo il paesaggio, ma qualcosa attira la mia attenzione. Qualcosa che non capisco. Mi fermo. 
Si l'ho vista, o mi sono rincoglionito oppure ho visto una cosa che assomiglia alla macchina dei sogni. La macchina che abbiamo sempre voluto guidare. Non una Ferrari, non una Lamborghini, e nemmeno un Corvette. Qualcosa di più mitico. 
Torno indietro un po' incredulo. Avevo visto giusto era una DeLorean.



















A quanto pare Marty McFly è arrivato a casa mia e ha parcheggiato in divieto di sosta. Ti capisco Marty negli anni '80 anche in doppia fila col cazzo che te la rimuovevano.

Ritorno al Futuro l'ho visto fino alla morte, è uno di quei film che mi ha fatto innamorare del cinema. L'ho sempre adorato e come tanti ripeterei le sue battute fino allo sfinimento. Ora che ho visto una simil DeLorean truccata come nel film sono felice. Non sono andato in un cavolo di parco, o ad una fiera, l'ho trovata a pochi passi da casa. Per me è stato incredibile, vi assicuro che ci ho messo qualche minuto a decontestualizzare la cosa, sul momento l'ho presa quasi come una mossa pubblicitaria. Poi mi sono girato intorno e ho capito che lì non c'era un cazzo da pubblicizzare. Piuttosto è l'opera di un pazzo, e dopo lo street-artist grande stima anche per lui.

Due piacevoli sorprese come vi dicevo, nulla di eccezionale ma così insieme ti fanno sembrare tutto più figo. Anche i campi e la nebbia.

Ah dimenticavo. Non bastasse la sera mi sono fermato al tabacchino automatico. Ho messo 50 cents, e li risputa. Li rimetto e li sputa ancora. Alla terza volta me li prende. Uguale per gli spiccioli dopo. Che palle. Poi guardo il credito... 15 euro circa.
Ok la street art, ok la DeLorean, ma questo è troppo. Inserire 4 euro e 20 e vedersene regalare più del doppio è un miracolo. Scusami tabaccaio, hai ragione t'ho fregato. La macchinetta non andava e ne ho approfittato. Ma in quella fredda notte mi sa che lo hanno fatto in tanti.
Ho continuato a buttare quei pochi spiccioli che mi erano rimasti e ho usufruito del credito. Scorta feci.
Con questo è tutto. Buonanotte.


sabato 14 gennaio 2012

Periferia XX - Saverio

L'ho rivisto qualche giorno fa, è passato tanto tempo e un po' mi dispiace non frequentarci più. L'ho incrociato sulla strada, io buttavo la spazzatura e lui passava in bicicletta. Un saluto a distanza e via. Io sono tornato in casa e lui ha continuato a pedalare verso la sua.
E' sempre stato un gran pedalatore Saverio.
















Ai tempi in cui il mio mondo di amici era ristretto a quelli che vivevano nei confini del paese, eravamo sempre insieme. Non andavamo particolarmente d'accordo, però in comune avevamo la passione dei fumetti manga  e giravamo in bicicletta quando tutti ormai andavano in motorino.
Cazzo, Saverio era una specie di campione mondiale di guida senza mani.
C'era quello che impennava la bici per 200 metri, quello che faceva le mega sgommate a 360° e quello che pedalava più forte di tutti segnando record di velocità. Io impennavo poco, sgommavo meno ed ero lento come una lumaca. Senza mani me la cavavo, facevo perfino le curve. Ma Saverio era di un altro livello. 
Lui andava in bici fino al negozio di fumetti in città. Nulla di eccezionale, saranno stati un 10 chilometri, ma la cosa che per me è sempre stata incredibile era il suo viaggio di ritorno.
Comprava Dragon Ball e poi lo leggeva in bicicletta!
Discese, curve, traffico. Non gliene fregava nulla, qualche sguardo fugace alla strada e poi si ributtava nella lettura con grande attenzione. Il più delle volte lo finiva prima di arrivare a casa. 
In quel periodo mi sono spaccato d'ogni cosa in bicicletta, e invece lui che viaggiava senza mani e senza guardare la strada non si è mai fatto un graffio. 

Ci siamo frequentati per qualche anno ancora. A 18 anni ormai ci vedevamo di rado e non si parlava neanche più di fumetti, lui aveva smesso di leggerli. Io invece avevo smesso di andare in bici, usavo lo scooter  e la  macchina. Saverio continuava a farsi paccate di chilometri, chiaramente senza mani. Non leggeva più, ma armeggiava con il cellulare.
Eravamo cambiati e ognuno a suo modo.

lunedì 21 novembre 2011

Periferia XIX - Deliri da Bar

Battute o stralci di dialoghi che mi è capitato di sentire o assistere. Quando uomini alla deriva dispensano perle di saggezza diffusa.














Il sarcastico - Io tranquillo in vena di discorsi (caffè e acqua), lui alticcio-allegro (Vodka-Tonic).
Io- Ho visto Lanterna Verde, faceva un po' schifo. Molto meglio Thor.
Lui- Chi? Ma che ragioni?
Io- Sono film di supereroi.
Lui (guardando il suo bicchiere)- Ah... il mio supereroe preferito è il SUPERALCOLICO.

Tossici  - Uno con il vino, l'altro con la tazza e la teiera. Fra di loro.
- Ma che bevi?
- ...
- Il teino? Non siamo mica sull'Oriente Express qui.

Ritratto sociale - Succede che: Luca ubriaco regala inconsapevolemente un pacchetto di marlboro rosse pieno a due ragazze. Brutte tra l'altro. Mezz'ora dopo Luca cerca le sue sigarette. Carlo gli fa giustamente notare che l'ha date alle tipe e che sono andate in un locale lì vicino a ballare.
Luca- Bastarde, mi hanno fottuto le sigarette.
Carlo- Ehm... no davvero, gliele hai regalate.
Luca- Ma che dici?
Io- Si è andata così. Facevi lo splendido e gli hai detto di tenersele.
Luca- Vabbè. Me le vado a riprendere.
Carlo- Se ci vai ti pago.
Luca- Quanto mi dai?
Carlo- Tanto non ci vai.
Luca- Ci vado. Quanto mi dai?
Carlo- No lascia stare, lo sai che è un periodaccio.


venerdì 11 novembre 2011

Periferia XVIII - Una volta













Ci sono passato davanti un milione di volte, oggi l'ho fotografato nella paura del giorno in cui sparirà.
E' il ricordo di un'Italia che non c'è più, di un'epoca finita tanti anni fa, ma che ho avuto la fortuna di sfiorare nella mia infanzia quando ormai stava per sparire.
Ah, se non l'avete ancora capito è una stalla per maiali.

Quando ero piccolo non era l'unica nella zona, altre famiglie ne avevano una nelle immediate vicinanze della casa. Generalmente c'erano due maiali, alle volte anche uno solo, e gli davano da mangiare attraverso le mangiatoie che spuntavano dall'esterno.
Ammetto di aver sempre avuto una paura infernale di questa stalla. Un luogo angusto, buio e con quei maiali sporchi a far casino. Mi avvicinavo mal volentieri, perché ogni tanto mettevano il muso fuori in cerca di cibo e mi facevano saltare dalla paura.
Con il tempo i maiali sono spariti e la stalla è rimasta lì abbandonata, rattoppata alla bene meglio. Nessuno ci fa più caso. Inutile riconvertirla, così in mezzo al nulla non è di grande utilità. Per me questo rudere malconcio ha un fascino particolare, ci sono affezionato e mi riporta alla luce tanti ricordi.

Dalle mie parti il piccolo contado era molto attivo, in tanti avevano un campo dove coltivavano alcune varietà di verdure e per la gran parte Granturco. Ancora oggi attraversando il paese dove vivo, si passa in mezzo a svariati campi coltivati a Mais. Una volta un'amica di fuori mi disse: ma che ci fate con tutte queste pannocchie? 
In effetti il perché delle pannocchie non l'ho mai ben capito. Di fatto che ci sono sempre state e continuano a essere coltivate.

Tornando alla stalla, adiacente ad essa c'è una piccola strada che percorrevo più volte al giorno in bicicletta. La strada sbucava in una corte per poi proseguire in campagna. Usava stendere tutto questo Granturco a essiccare davanti le case. Io di questi momenti, paradossalmente, ricordo le mie ginocchia sbucciate piene di sangue.
Non ti avvisavano quando c'era, e su quel cazzo di Granturco steso in bici perdevo aderenza e cadevo puntualmente, mandando all'aria tutto.
Non si sono mai arrabbiati, eppure succedeva ogni volta! Ripensandoci, non è che fosse proprio legale occupare una via di passaggio, se pur davanti casa loro, con una distesa del genere.

Non c'è un vero perché di questo post, o una morale. Mi è presa così, un picco di nostalgia.