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La Periferia con le sue storie, le idee, i pensieri e le immagini di un luogo dove non succede mai niente.

...inoltre: cinema, fotografia, cultura e altre cose che mi passano per la mente.

lunedì 30 maggio 2011

Periferia XII


















In città è arrivato il cinema, quello con la C maiuscola che viene da Roma con i camion e una troupe di almeno venti persone, girano prevalentemente in campagna e in location inusuali, è un film in cui ripongo molta fiducia. Ho stima per il regista e mi sembra una buona produzione. 
Ci sarò anche io. Sarò là sullo sfondo, una camminata programmata e un finto dialogo con un signore mai visto prima. Sono una comparsa.
Non ho voglia di apparire o mettermi in mostra, lo faccio per quei 76 euro giornalieri e il poter vedere come lavorano su questo set. M'interessa la genesi dell'inquadratura, come lavora il direttore della fotografia, e soprattutto come il regista coordina la troupe. Questi dettagli cambiano sempre, ogni regista lavora a suo modo, ed è interessante capire il suo stile e il suo carattere sul set. 
Fare la comparsa è forse il modo migliore per spiarne uno, si ha tantissimo tempo libero fra  due inquadrature e quello che viene chiesto di fare è alquanto elementare.

Al di là di queste considerazioni, il bello di questo lavoretto extra sono le altre comparse. Per mia fortuna avevano bisogno di un pubblico misto: giovani, adulti e anziani. In questo caso è divertente vedere questi individui, di ogni tipo, catapultati dentro la macchina cinema. 
Per esempio una signora anziana, stupita dall'esperienza, non faceva altro che constatare che eravamo in un film e che tutti ci avrebbero finalmente visto al cinema; in preda all'ansia ha iniziato a chiedere quando sarebbe uscito. Alla fine qualcuno della troupe gli ha risposto: 
Non lo so signora, dipende se va a Venezia. 
I suoi occhi si sono illuminati e mi si è avvicinata dicendo:
Se il film va a Venezia andiamo anche noi, magari sul tappeto rosso. T'immagini che bello?
Ho annuito. Ormai aveva dimenticato di essere una figura sullo sfondo, si sentiva in primo piano davanti la macchina da presa e una delle protagoniste del film.
Con il passare delle ore le comparse si sentono un po' tutte attori e attrici, gli atteggiamenti cambiano e non manca mai lo Stanis della situazione con i suoi sguardi in primo piano. Avere la macchina da presa a due passi, le piccole indicazioni di recitazione e dover improvvisare movimenti naturali rende tutti star per un giorno. 
A tal proposito durante un'inquadratura, il regista ha fermato l'azione perché l'attore protagonista aveva sbagliato una battuta, ed in quel momento la comparsa vicino a me ha detto:
Ma perché l'ha stoppata, eppure l'avevamo fatta alla perfezione stavolta. Non capisco.
Le continue attenzioni dell'aiuto regista nei nostri confronti, gli avevano fatto dimenticare che nel mezzo dell'azione non ci siamo noi ma gli attori, quelli veri, quelli con le battute che stanno in primo piano.
Ma tutto ciò non importa, l'euforia di essere nel film è alta, e non sarò certo io a dirgli che a seconda deli casi potremmo essere completamente sfuocati oppure nel peggiore dei casi direttamente tagliati in sede di montaggio.

Ah, un'ultima cosa che ho imparato in queste situazioni. Quando chiedono se c'è qualcuno che fuma, non alzate mai la mano. Mai. 

1 commento:

Gegio ha detto...

Forse hai ragione. Potevo "entrare nel cast" di The tourist, ma a posteriori dico che ho fatto bene a non andare a Venezia.